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Avvisi e pagamenti

Un avviso di pagamento è un foglio con dieci numeri. Leggerli tutti, per tutti i titoli e tutti gli intermediari, è il lavoro che il registro ti toglie.

Cosa c’è in un avviso

Nome del titolo e codice ISIN, quantità posseduta alla data di registrazione, importo per azione o per quota, lordo, ritenuta applicata, netto accreditato, data di pagamento, conto di accredito. Gli intermediari italiani li scrivono in modo simile; quelli esteri ognuno a modo suo.

Un pezzo della cartella di prova

Banca A, azione italiana

Lordo, ritenuta e netto letti bene al primo colpo. È il caso più comune.

Broker B, ETF a distribuzione

Nessuna ritenuta sull’avviso: il registro lascia la casella vuota invece di inventarsi uno zero.

Broker C, azione estera in dollari

L’avviso scrive i decimali con il punto e le migliaia con la virgola, all’americana. L’assistente legge un importo cento volte più grande: lo si corregge a mano e il registro ricorda la correzione.

Banca A, BTP

La cedola di sei mesi, letta bene.

Banca D, la stessa azione della Banca A

Stesso dividendo, stessa data, stesso netto: la banca nuova ha mandato l’avviso del titolo appena trasferito. È un doppione, e il registro te lo mostra accanto al primo.

I casi evidenziati sono quelli che hanno chiesto attenzione: un avviso in dollari con i separatori al contrario e lo stesso dividendo comunicato da due banche diverse, perché il titolo era stato trasferito a metà mese.

Dove sbaglia

Gli importi della tabella sono di prova. Il corso non commenta titoli reali né il loro rendimento.

La riconciliazione